Teddy girl fashion style: who want to be a rebel?

Negli anni ’50 nasce il movimento dei Teddy Boy, il primo vero e proprio movimento giovanile che possa definirsi ‘sottocultura’. Il movimento dei Teddy Boy, che nasce a Londra per diffondersi presto in tutta l’Inghilterra, era legato al mondo del Football, delle risse e dell’altro tasso alcolico. La musica è il Rock and Roll che viene dagli Stati Uniti, ed è sicuramente il manifesto di una gioventù che si ribella ai valori delle passate generazioni.

Le Teddy girl erano le ragazze che seguivano il movimento, e il loro look era aggressivo, vagamente Tomboy, innovativo e molto glam, tanto che ritroviamo tracce di questo stile in tutti gli anni a venire. Blazer, pantaloni maschili e camicie bianche, e una grinta da vendere.

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Come un gangster anni ’30

Nella bellissima cornice di Villa Signorini a Ercolano, una villa del XVIII secolo che è adesso sede dell’hotel 4 stelle, abbiamo trascorso qualche giorno in visita alle terre partenopee, e abbiamo colto l’occasione per scattare qualche foto nel magnifico giardino dell’Hotel.

Ho voluto indossare un outfit dal sapore un pò maschile, con pantaloni  Essential con doppia piega e gamba ampia, che richiamano subito i gangster degli anni 30. Una camicia vintage anni settanta e un paio di pump in vernice di Zara completano il look.

Come borsa, una vintage bag in velluto, che è stato grande protagonista delle  sfilate Autunno Inverno soprattutto  negli accessori.

Un outfit contemporaneo ottenuto mischiando nuovo e Vintage, i toni sono quelli dell’autunno, i brown e l’avorio dei pantaloni si sposano e rendono il tutto elegante ma disimpegnato.

 

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Trouser: Essential (you can get @ Casa Clarita shop, Collecchio)

Blouse: vintage  (@ flamingobeack boutique, Parma)

Shoes: Zara

Bag: vintage

Sungasses: Rayban

All photos are from Nara Zafferri

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Cafè Society, il nuovo film di Woody Allen tra cinema e fashion

Cafè Society è l’ultima fatica di Woody Allen. Il budget del film è stato di 30 milioni di dollari,[ e le riprese del film sono iniziate il 17 agosto 2015 a Los Angeles e proseguite nel settembre a New York. Per la prima volta nella sua carriera, Woody Allen ha girato il film in digitale, con una telecamera CineAlta F65. (via Wiki).

Il film viene quietamente narrato dalla voce di Woody Allen stesso, e i personaggi danzano tutti al ritmo che il regista impone per loro. Il cast è perfetto, Jesse Eisenberg e Kristen Stewart, Steve Carell,  Blake Lively, Corey Stoll, Anna Camp, Parker Posey, Paul Schneider e Judy Davis.

1935: Jesse Eisemberg è Bobby, un giovane ragazzo ebreo del Bronx che  parte alla volta di Hollywood per cercare fortuna sperando nell’aiuto dello zio produttore cinematografico Phil Stern (Steve Carell).  Riesce a introdursi dopo alcune difficoltà iniziali nel patinato mondo si Hollywood, si innamorerà di Veronica (Kristen Stewart), per poi scoprire amaramente che lei ha una relazione segreta proprio con lo zio.

Abbandonato dal suo amore torna a New York, dove grazie al giro di amicizie strette a Los Angeles e ai soldi del fratello gangster gestisce il Cafè Society, un club che diventa presto famoso, frequentato dalla migliore società newyorkese. Bobby si sposa con una bellissima donna che si chiama anche lei Veronica (Blake Lively) e conduce una vita tranquilla e agiata. La fama  del Cafè Society arriva fino a Los Angeles e una sera si presenta lì proprio  lo zio Phil con la mai dimenticata Veronica.

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Mai come in questo fil Woody Allen prende in parola il titolo di un suo libro, Citarsi Addosso. Infatti soprattutto in alcune scene ( una fra tutte quella in cui la prostituta chiamata all’inizio da Bobby per un pò di compagnia arriva in ritardo), Jesse Eisemberg si ritrova a citare lo stesso Woody, nel modo di parlare concitato,  addirittura nella postura delle spalle e delle braccia. E non so dire se la cosa mi sia piaciuta o meno, sembrava quasi che l’attore in qualche modo ‘scimmiottasse’ lo stesso Woody Allen.

 

Spassosa invece come sempre l’ambientazione, i piccoli vizi di hollywood, le attricette e tutto il contorno, la figura di Veronica /Kristen che incarna perfettamente la ragazza che a parole disprezza i party la falsità e il luccichio vacuo dello statement, per poi mollare il suo amore per il ricco e introdotto zio Phil.

E il buon Bobby anche se ferito nel profondo del cuore, comunque si rifà una vita anche migliore della precedente e, anche se non dimenticherà mai Veronica, comunque come si dice, morto un papa se ne fa un altro. La vita non è poi così davvero? Woody Allen non ci imbambola con favolette, ci racconta le cose come vanno, ma lo fa con un mezzo sorriso, senza farne delle gran tragedie, senza caricare il tutto di una emotività eccessiva. Perchè si sa tutto passa, e il film finisce proprio con la festa di capodanno, a voler proprio segnare che il tempo passa e con lui tutte le nostre vicissitudini.

Impagabili sono i quadretti di famiglia con le solite battute sagaci sulle famiglie ebree e sulla religione, che solo Woody Allen sa fare con tanta delicatezza, (ricorderò sempre la sua battuta di alcuni di anni fa: ma se Dio esiste avrà da cambiarmi una banconota da 50 dollari?).

I personaggi secondari che ruotano intorno ai protagonisti sono a mio avviso i più riusciti, dal fratello gangster e in generale tutta la famiglia di Bobby, che Woody Allen non risparmia con il suo occhio caustico e cinico.  L’amore per il cinema e per la sua città, New York, è uno sicuramente dei cardini anche per questo film, come già accadeva per Io ed Annie e Manhattan.

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Sicuramente merita una menzione il fatto che i fantastici abiti e accessori che indossano le attrici in questo film siano stati disegnati quasi interamente da Karl Lagarfeld, e la Kristen Stewart è stata vestita da capo a piedi interamente dalla Maison Chanel, che ha riadattato per lei pezzi del suo preziosissimo archivio. Devo essere onesta la cosa che mi la sciato senza parole e catturato maggiornemte nel film sono stati gli abiti, quelli della Stewart soprattutto, almeno ai miei occhi la moda questa volta ha rubato la scena al cinema!

 

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