Vestire vintage: una scelta ecosostenibile (perchè il fast fashion produce montagne di rifiuti))

Recenti studi, e una  semplice osservazione del nostro modo di acquistare abbigliamento, hanno rilevato una diffusa abitudine di comprare sempre maggiori quantità di  vestiti. E’ quello che viene definito comunemente Fast Fashion; grandi catene come Berscka Zara, H&M, Pull&Bear, Mango e altre ancora, che vendono capi  di qualità medio bassa a prezzi accessibili.  E fino a qui non ci sarebbe nulla di male, consente a tutte le tasche di comprare capi sfiziosi  senza bisogno di vendere il rene della sorella. Ma questa cosa che di per sé è positiva, ha in seno alcune caratteristiche insidiosamente negative per noi e per il pianeta. Non voglio qui approfondire la parte che concerne l’etica , lo sfruttamento nei paesi poveri per confezionare questa enorme qualità di capi low cost, trovate informazioni qui se vi interessa, ma è un altro il punto che voglio toccare: la enorme massa di rifiuti di difficile smaltimento che il Fast Fashion sta provocando. Il cittadino americano medio sia in grado di gettare circa 80 chili di rifiuti tessili ogni anno. Questa cifra, moltiplicata per tutti i cittadini statunitensi significa oltre 11 milioni di tonnellate di rifiuti in più soltanto negli Stati Uniti d’America. La maggior parte di questi tessuti inoltre non sono biodegradabili e per questo rimarranno accumulati nelle discariche per un periodo di tempo indeterminabile ma che si può stimare attorno ai duecento anni, oltre che impattare l’ambiente con l’immersione di gas nocivi nell’aria.

 

Compriamo troppo e male, soprattutto nei saldi, lo ripetiamo sempre. Troppi capi che non indossiamo mai, o che essendo di bassa qualità durano una stagione e vengono cestinati. Bassa qualità  che spesso non ne permette neanche un secondo riutilizzo nelle Charity, quindi finiscono direttamente  in discarica. Ma questo tipo di rifiuti sta crescendo via via ogni giorno di più, diventando ingestibile. E’ quindi necessario, come dice anche il Sole 24ore in questo articolo, reciclare di più e sprecare di meno.

Quindi perchè la scelta di vestire anche Vintage, nell’ottica di queste ultime sconcertanti affermazioni, diventa sana e etica. Oltre ad avere la possibilità, come già detto in passato, di avere capi sartoriali, spesso in perfette condizioni, a prezzi assolutamente ragionevoli, avrete la possibilità di far vivere i capi che lo meritano più a lungo, di non creare altro pattume e vestire più responsabilmente. Ormai in ogni città esistono negozi Vintage che sono vere e proprie boutique, con vendita assistita, capi in perfetto stato, scelti e accuratamente puliti e sterilizzati.

Addirittura spesso si possono trovare capi, jeans e quant’altro, ancora cartellinati, fondi di magazzino magari anni 80, e così poco più del prezzo di un jeans di Zara potrete avere un levi’s 501 nuovo d’epoca. Negozi come Madame Pauline, Conte Rosso, Cavalli e Nastri o My Room a Milano, SiTenne e le Vesti Di  Messalina a Roma, Fratelli Broche e Dodidi Vintage a Bologna,Flamingobeak boutique  a Parma, sono solo un pò di nomi, sono senz’altro un buon punto di partenza per cominciare a vivere in modo più responsabile l’abbigliamento e guadagnare in stile e…denaro.

Cavalli e Nastri, MIlano
Madame Pauline, Milano
My Room, MIlano

 

Flamingobeak boutique, Parma

 

Fratelli Broche Vintage, Bologna

 

Dodidi Vintage, Bologna

 

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Piumini d’oca, scandalo al sole

Non volevo scrivere questo post, in questi gironi ormai fiumi di parole sono stati versati sull’argomento, e sono state scritte tante giuste cose ma anche tante idiozie come sempre.
Se leggete da un pò il mio blog già saprete che io sto con gli animaletti, e questa guerra alla piuma d’oca come tante altre campagne animaliste in realtà la sto già combattendo da anni.
Perchè ritengo che non  bisognerebbe indossare capi macchiati di sofferenza, che sia quella di una bestiola o quella di una donna sottopagata e sfruttata in paesi dimenticati da Dio e dagli uomini,

Soprattutto perchè esistono valide alternative!!
Save the duck è un brand che produce piumini con imbottitura ecologica, senza piume d’oca, realizzati com materiali all’avanguardia, leggeri e caldissimi, e in modelli davvero belli, per chi piace ovviamente l’articolo; io sono una pò anziana e amo di più i cappottoni!!

 http://www.savetheduck.it/

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press day DUDALINA

Dudalina è un brand brasiliano specializzato in camiceria. Nasce nel 1957 in Brasile appunto, crea camice da uomo e da donna in cotone egiziano, il migliore al mondo perchè la sua fibra è fibra più lunga quindi necessita meno nodi, con un’attenzione alla qualità e ai dettagli, ma non solo.

La politica ecosostenibile e umanitaria, che gli ha permesso di essere insignito di diversi riconoscimenti, è il fil rouge che segue la strada di questo marchio.
Ora Dudalina sbarca in zona Eurasia, e arriva a Milano, dove siamo state le fortunate spettatrici di questo press day, dove oltre a poter ammirare le MERAVIGLIOSE camicie, siamo state illuminate su uno dei fantrastici progetti umanitari del brand. Infatti Dudalina ha creato una serie di shopperbag con gli scampoli avanzati delle stoffe utilizzati dalle camicie, che vengono cuciti insieme da tutta quella parte di popolazione che è meno fortunata ,lì in Brasile appunto, come casalinghe, disoccupate, madri bisognose, che riescono comunque ad avere un salario garantito.
E devo dire che sono davvero molto belle!!
A questo press day ho avuto l’occasione di incontrare la mia cara amica Emanuela del blog A Glittering Woman e Olga fotografa e autrice del blog Haute Pepper  , e conoscere altre nuove amiche!
Ma ecco le foto dell’evento, a breve un outifit con la favolosa camicia Dudalina.

le blogger che fanno chiacchere!!!

le borse solidali

le camice!

io fierissima della mia shoppper bag

la mia bellissima camicia

http://www.dudalina.com.br/en

Alcune immagini della collezione:

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