Fai schifo, mi hanno detto

Sono state due le occasioni in cui mi è stato detto ‘fai schifo’ in faccia da sconosciuti. Lo so, sembra assurdo ma è successo per ben due volte. E in entrambi i casi non lo meritavo.

La prima volta è successo circa 15 anni fa. All’epoca facevo la volontaria al canile di Genova, le mie condizioni di salute me lo consentivano ancora, era tardo  pomeriggio, estate, caldo, io ero sul marciapiede con il cane al guinzaglio che stavo portando fuori per fare due passi e i bisognini, e una macchina di ragazzi passa con i finestrini aperti e mi grida: Fai schifo!!!

Dopo qualche minuto di stupore, ho cercato di guardarmi dal di fuori: cane spelacchiato, io vestita con jeans male in arnese, canotta mezza sbiadita, fazzoletto in testa, braccia tatuate. In effetti non ero un bel vedere, magari proprio schifo no ma certo non una visione affascinante. Magari avran pensato che fossi una zingara, e non un’accaldata volontaria del canile.

La seconda volta è successa oggi e in qualche modo è sempre legata alle bestiole. Ero per strada che mi apprestavo a fare commissioni, una signora mi passa vicino  e dice, guardandomi torva e ad alta voce, ‘fai schifo’.. Fermi tutti, sono vestita decorosamente, ho anche i guanti e i tatuaggi non si vedono, cosa vuole sta qui adesso….poi ho capito! Indossavo una giacchetta di visone degli anni 60 vintage che tra l’altro ha visto sicuramente tempi  migliori.

La cosa è ridicola sotto diversi punti di vista: lei indossava un piumino, e le piume da dove le prendono, dal culo degli angeli secondo lei?

Se mi conoscesse saprebbe quanto ho a cuore le bestiole e le loro sofferenze, solo credo che usare cose ancora in buono stato delle nonne sia più etico che comprarne altre, l’animalismo va da sempre a braccetto con l’etica secondo me, e il riciclo ne è un pilastro. Ma questa è una lunga diatriba animalista e non è questa la sede per parlarne.

La morale della favola quale è? Che facciamo tutti un pò schifo, perchè ci assurgiamo il diritto di giudicare gli altri in modo arbitrario,giudichiamo colpevoli anche con molti ragionevoli dubbi, e in assenza di prove e avvocati difensori. Come se giudicare gli altri colpevoli di ogni nefandezze rendesse meno tremende le nostre. Mal comune mezzo gaudio si sa.

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SALDI: come non farsi infinocchiare

SALDI di stagione, li aspettiamo sempre con una grandissima ansia, ancora più del Natale e del Capodanno, risparmiamo ogni centesimo per aquistare il cappottino  in pura lana visto in vetrina ma troppo caro per il nostro budget, o per le scarpe buone che finalmente useremo tutti i giorni senza avere mal di piedi.

Quindi perchè alla fine dei saldi ci troviamo sempre piene di capi di Zara e Mango che non sono magari neanche della nostra taglia e che non ci servono, e mai delle cose che tanto avevamo agognato i mesi precedenti? Quali sono i passaggi che ci portano a spendere soldi e non avere comunque le cose di cui abbiamo bisogno nel guardaroba e trovarci invece invase dalla fuffa?

In pochi step succede questo: i primi saldi sono in genere piuttosto contenuti, intorno al  20%, quindi il capo che avevamo visto in vetrina non è probabilmente sceso a sufficienza di prezzo per diventare appetibile. Quindi che facciamo? Aspettiamo un mesetto che i saldi diventino più sensibili, ed ecco finalmente il 50% o 70%: entriamo trionfanti nel negozio e…..il capo non c’e o almeno non c’e più la nostra taglia. Quindi, in piena frustrazione, dopo che tutto quello o quasi che desideravamo è scomparso, riversiamo il nostro faticato risparmio per i saldi in qualunque capo a prezzo stracciato che troviamo facendo, finalmente, il tanto desiderato ‘AFFARE’.

Il mio consiglio è sempre il seguente: analizzate bene cosa davvero vi serve e focalizzatevi su quello, se avete deciso per un cappotto, dei begli stivali, piuttosto limitate gli acquisti ma prendete quelli appena vanno al primo sconto. Comprate meno, ma comprate mirato. Scoprirete di spendere meno ed avere un guardaroba più utilizzabile, in conseguenza alla fine avrete davvero fatto un ‘affare’!

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gli uomini d’oggi e l’eccessiva espozione a dosi massicce di topa

Si può dire topa in diretta?

L’argomento di oggi è uno di quelli che occupano sovente le serate di amiche e conoscenti, cuori infranti e fidanzate d’annata, magari davanti a un caffè o a un buon bicchiere di vino.

E’ statisticamente provato che per ogni uomo ci siano circa 7 donne disponibili. Già partiamo molto male. Se a questo si aggiunge il fatto che un uomo sessualmente attivo tra i 25 e i 30 anni possa ‘pascolare’ in un range di donne che va dai 20 ai 45 anni, ecco a voi che gli ometti hanno a disposizione un parterre piuttosto guarnito.

Da tenere anche in considerazione che gli uomini seri che amano essere in coppia in genere sono occupati no stop, quelli che rimangono a disposizione hanno una vastità di scelta quasi illimitata. E non deve essere un figo pazzesco, anche se è un mezzo cassonetto, magari un pò spigliato, nella moria di materiale maschile sicuramente troverà più di una che se lo fila.

Pochi uomini troppe donne. E troppe donne a cui nessuno ha insegnato il rispetto di se stesse.

Ci gettiamo sulla preda come iene su una carogna, se abbiamo un carattere combattivo, o guaiamo come cani sotto un tavolo accontentandoci di un boccone ogni tanto se siamo remissive.

Esagero? Può darsi, ma ditemi che non avete assistito, o siete state protagoniste almeno una volta, di una situazione in cui una donna nè stupida, nè brutta o antipatica, corre dietro a un imbecille qualunque, neanche degno di allacciarle le scarpe; e lui, non solo la tratta con sufficienza e diniego, ma pure, mentre ogni tanto si degna di vederla, se ne trastulla altre  dieci.

Credo che sia una situazione irreversibile, l’unica cosa che possiamo fare è imparare a volerci più bene, e a rispettarci di più. Per loro sarà anche il paese dai balocchi, per noi diventa la favola di Barbablù.

 

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