vintage afro style: dai Black Panther ai papponi

Ho recentemente guardato la serie The Deuche- la via del porno, serie HBO ambientata negli anni settanta proprio del quartiere omonimo di New York.

Tra bar malfamati, mafiosi, polizia corrotta, papponi e prostitute si snocciolano le storie dei nostri protagonisti, James Franco e una strepitosa Maggie Gyllenhaal su tutti. Ma il telefilm è ricco di personaggi minori di interesse, sia per le caratteristiche che li contraddistinguono, sia per la cura degli abiti.

the deuche poster

Consiglio assolutamente la visione, soprattutto se come me avete una predilezione per la moda anni settanta New York style. E un particolare alla moda dei neri, che in quegli anni aveva delle connotazioni molto precise. I Black Panther e i loro turtleneck neri, e l’immancabile pettinatura afro a casco erano gruppi di rivolta armata per i diritti dei neri, e il loro forte look ha condizionato l’immaginario di molti registi contemporanei, primo tra tutti Quentin Tarantino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Panthers listen to Huey Newton give a radio talk during Bobby Seale’s trial. Man with cane is Tim Thompson, a leader of the New Haven office. May, 1970

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Star in beachwear, the golden age of hollywood on the beach

BETTE DAVIS
JOAN BLONDELL & BETTE DAVIS
VARY GRANT &MARILYN MONROE
CLAUDETTE COLBERT
CLAUDETTE COLBERT
DORIS DAY
DORIS DAY
ELIZABETH TAYLOR
ELIZABETH TAYLOR
ESTER WILLIAMS
ESTER WILLIAMS
JAYNE MANSFIELD
JAYNE MANSFIELD
JEAN HARLOW
JEAN HARLOW
JULIE NEWMAN
JULIE NEWMAN
LUCILLE BALL
LUCILLE BALL
RITA HAYWORTH
RITA HAYWORTH

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Vestire vintage: una scelta ecosostenibile (perchè il fast fashion produce montagne di rifiuti))

Recenti studi, e una  semplice osservazione del nostro modo di acquistare abbigliamento, hanno rilevato una diffusa abitudine di comprare sempre maggiori quantità di  vestiti. E’ quello che viene definito comunemente Fast Fashion; grandi catene come Berscka Zara, H&M, Pull&Bear, Mango e altre ancora, che vendono capi  di qualità medio bassa a prezzi accessibili.  E fino a qui non ci sarebbe nulla di male, consente a tutte le tasche di comprare capi sfiziosi  senza bisogno di vendere il rene della sorella. Ma questa cosa che di per sé è positiva, ha in seno alcune caratteristiche insidiosamente negative per noi e per il pianeta. Non voglio qui approfondire la parte che concerne l’etica , lo sfruttamento nei paesi poveri per confezionare questa enorme qualità di capi low cost, trovate informazioni qui se vi interessa, ma è un altro il punto che voglio toccare: la enorme massa di rifiuti di difficile smaltimento che il Fast Fashion sta provocando. Il cittadino americano medio sia in grado di gettare circa 80 chili di rifiuti tessili ogni anno. Questa cifra, moltiplicata per tutti i cittadini statunitensi significa oltre 11 milioni di tonnellate di rifiuti in più soltanto negli Stati Uniti d’America. La maggior parte di questi tessuti inoltre non sono biodegradabili e per questo rimarranno accumulati nelle discariche per un periodo di tempo indeterminabile ma che si può stimare attorno ai duecento anni, oltre che impattare l’ambiente con l’immersione di gas nocivi nell’aria.

 

Compriamo troppo e male, soprattutto nei saldi, lo ripetiamo sempre. Troppi capi che non indossiamo mai, o che essendo di bassa qualità durano una stagione e vengono cestinati. Bassa qualità  che spesso non ne permette neanche un secondo riutilizzo nelle Charity, quindi finiscono direttamente  in discarica. Ma questo tipo di rifiuti sta crescendo via via ogni giorno di più, diventando ingestibile. E’ quindi necessario, come dice anche il Sole 24ore in questo articolo, reciclare di più e sprecare di meno.

Quindi perchè la scelta di vestire anche Vintage, nell’ottica di queste ultime sconcertanti affermazioni, diventa sana e etica. Oltre ad avere la possibilità, come già detto in passato, di avere capi sartoriali, spesso in perfette condizioni, a prezzi assolutamente ragionevoli, avrete la possibilità di far vivere i capi che lo meritano più a lungo, di non creare altro pattume e vestire più responsabilmente. Ormai in ogni città esistono negozi Vintage che sono vere e proprie boutique, con vendita assistita, capi in perfetto stato, scelti e accuratamente puliti e sterilizzati.

Addirittura spesso si possono trovare capi, jeans e quant’altro, ancora cartellinati, fondi di magazzino magari anni 80, e così poco più del prezzo di un jeans di Zara potrete avere un levi’s 501 nuovo d’epoca. Negozi come Madame Pauline, Conte Rosso, Cavalli e Nastri o My Room a Milano, SiTenne e le Vesti Di  Messalina a Roma, Fratelli Broche e Dodidi Vintage a Bologna,Flamingobeak boutique  a Parma, sono solo un pò di nomi, sono senz’altro un buon punto di partenza per cominciare a vivere in modo più responsabile l’abbigliamento e guadagnare in stile e…denaro.

Cavalli e Nastri, MIlano
Madame Pauline, Milano
My Room, MIlano

 

Flamingobeak boutique, Parma

 

Fratelli Broche Vintage, Bologna

 

Dodidi Vintage, Bologna

 

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