etica veganesimo e salvare il mondo

In questi giorni su Facebook rimbalza qui e la un articolo al limite del ridicolo su quanto sarebbe anti-etico in  l’essere vegani. Porta a sua argomentazione lo sfruttamento di persone e territorio per la coltivazione di soia (il cui principale utilizzo è diventare cibo per gli allevamenti) avocadi, bulgur e quinoa. A parte che vorrei capire: ma le quinoa o l’avocado lo mangiano solo i vegani?

Se volete leggere l’articolo qui il link.

Ma ammesso  che qualche informazione nell’articolo sia corretta, io mi chiedo: e quale sarebbe il punto?

Il mondo che abbiamo voluto

Un cosa che sia detrattori che vegani devono mettersi in testa è che nessuno, dico nessuno, da solo può salvare il mondo. La vita che facciamo, il mondo che abbiamo voluto dalla rivoluzione industriale ad adesso, che ci ha consentito di avere case con il riscaldamento, acqua calda, cibo in tavola, cellulari macchine e quant’altro, ha avuto un costo.

Un costo che forse stiamo cominciando a valutare da non più di una ventina d’anni a sta parte.

Essere vegan e etici non è in realtà assolutamente possibile al 100 per cento, forse neanche al 50 per cento, neanche chiudendosi in una baita nel mezzo del nulla a vivere di carote. Se usi la macchina, compri anche un prodotto alla coop, usi il riscaldamento in casa, qualcosa di quello che fai non sarà etico nei confronti di persone o di altri essere viventi. No way.

le ragioni di una scelta

E quindi? facciamoci tutti una fiorentina quindi che non cambia niente? Eeeeehhh no, sarebbe una castroneria assurda. Se nel nostro piccolo tutti, con scelte consapevoli, cercassimo la dove ne abbiamo la possibiltà, di fare sempre l scelta eco compatibile e  cruel free, a poco a poco le cose possono cambiare. Si può per esempio se non ci si sente di diventare vegani, limitare lacarne a una volta alla settimana, comprare le verdure e le uova dai contadini local, scegliere prodotti per la casa e per il corpo eco friendly, mangiare il più possibile prodotti italiani, e se non si riesce o un giorno non si può, va bene lo stesso, si farà meglio domani. Ma almeno bisogna tentare.

Nessuno da solo può mettersi su un piedistallo e pensare di salvare il mondo con le sue scelte personali. Ma se siamo in tanti, un pezzo io e un pezzo tu, magari e dai e dai qualcosa cambia.

 

vi lascio un paio di link interessanti se volete approfondire, dal un articolo di wired approfondito sull’argomento, e un articolo di animal equity qui

 

 

 

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Okja, il maiale gigante ci farà diventare vegan (?)

OKJA,  secondo film di produzione   Netflix

Okja di Bong Joon-ho è il secondo film dopo War Machine (recensione qui) a essere prodotto dal colosso Netflix. Ricordiamo le polemiche a Cannes dove il film è stato presentato, dove è stato contestato soprattutto dal regista Pedro Almodovàr, che obbiettava la presenza di un prodotto destinato al piccolo schermo in un Festival del cinema.

Il primo t trailer è stato diffuso il 28 febbraio 2017. Il film è stato presentato in anteprima e in concorso al Festival di Cannes 2017 il 19 maggio 2017. È distribuito attraverso Netflix il 28 giugno 2017.

UN CAST STELLARE

Nel cast compaiono attoti di prim’ordine dalla cattivissima e sdoppiata nel ruolo delle due gemelle Lucy Mirando e Nancy Mirando  della Mirando Corp., a Jackie Gillenhall nel ruolo del presentatore televisivo di programmi sugli animali in declino, a Paul Dano capo di Animal Liberation Front, al mitico Giancarlo Esposito, a noi caro nel ruolo di Gus in Breakin Bad. Ma ruba senz’altro la scena Ahn Seo-hyun  nel ruolo di Mija, la bambina coreana protagonista della vicenda

UNA FAVOLA A LIETO FINE

La trama in breve e senza troppi spoiler è questa: una multinazionale,  la Mirando, in pssao produttice di armi chimiche, passa nelle mani delle due figlie gemelle. Lucy Mirando per risollevare le sorti dell’azienda decide di produrre in laboratorio dei maiali giganti. Ne riesce  a scovare 26 tre le centinia di malformati e li consegna a altrettanti allevatori selezionati da crescere per un periodo di 10 anni. Ovviamente per l’opinione pubblica i maiali sono ‘naturalissimi’,  scovati misteriosamente in una remota zona del sudmerica. Ma ovviamente una bugia ben impacchettata che promette un allevamento economico e con minor impatto sull’ambiente è subito digerita e accettata.

MIja è la figlia dell’allevatore coreano a cu è toccato uno di questi maiali, Okja appunto. Arrivato il momento di restituire la creatura, Mija si oppone e di qui parte l rocambolesca avventura della bimba per riavere il suo maiale, costellata di personaggi vari, dai ragazzi dell fronte di liberazione animale (ALF), ai vari folli dirigenti della Mirando, che chiaramente ricalca le grandi multinazionali come la Whole Food o la Monsanto.

Gli effetti speciali sono davvero curati, la regia a parte qualche momento di stanchezza è ben strutturata e gli attori certo non deludono.

E allora direte voi, che problema c’è, film promosso.

Con il piffero.E vi spiego il perchè.

UNA FAVOLA DI BUONI SENTIMENTI  CHE SCEGLIE LA VIA PIU’ FACILE

Il film tocca moltissimi argomenti importanti: le multinazionali del cibo, le frottole che ci vengono spiattellate su quello che ci mettono nel piatto, la questione animalista e la scelta vegana.

Sembra un’ottimo punto di partenza, molto da dire e molto su cui far riflettere. La versione metafora con il Maiale gigante al posto di una specie esistente poteva essere un buon modo per creare una visione parallela grazie alla quale scansare l’orrore di  quello che realmente succede in un macello (credetemi, il film non si avvicina neanche lontanamente alla realtà dei posti tremendi dove il bestiame viene tenuto prima di essere macellato e successivamente l’orrore di una vera macellazione.)

SPECISMO

C’e però una cosa che mi ha colpito. La razza umana è specista, ed è solita considerare gli animali in animali di serie A e animali di serie B, cioè quelli da compagnia come cani gatti ecc ecc, e quelli di cui non frega una funchia a nessuno.

E questo film ne è il manifesto. Questo Maiale ci viene presentato come un vero proprio animale da compagnia, addirittura capace di azioni quasi umane, come il salvare la vita  alla bambina con un atto di ragionamento complesso e di altruismo. Noi ci innamoriamo di QUELL’ANIMALE in particolare, ed è quello stesso animale che alla fine si salva, e che designa il lieto fine della vicenda. Che di tutti gli altri di cui non sappiamo niente continuino a crepare chissene, giriamo volentieri la testa dall’altra parte. Che è esattamente poi quello che succede nella realtà, coccoliamo il nostro cane mentre ci ingozziamo di carne di maiale.

Certo fa sempre piacere che un film parli dell’ALF e lo mostri al mondo intero anche prendendolo un pò in giro.

Egocentrico vs Ecocentrico

Sollevare questioni eco/etiche/vegan fa sempre bene, ma  mi chiedo perchè non si sia fatto il passo successivo. E’ così difficile pensare a un mondo in cui l’uomo non si metta sopra tutto e consideri la terra e quello che la abita  a suo uso e consumo, un mondo in cui l’uomo consideri tutti gli essere viventi suoi pari e meritevoli di considerazione e rispetto, e non solo quelli che sceglie lui a suo discrimine. L’uomo dovrebbe raggiungere un grado di civiltà tale di capire che il fatto di  avere la  capacità di disporre  delle altre specie e delle risorse della terra, non gliene dà automaticamente il diritto.

www.animalliberationfront.com

www.facebook.com/ALFfronteliberazioneanimaleitalia/

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Paolo Villaggio è mancato oggi, lasciandoci orfani di Fantozzi

Oggi é morto Paolo Villaggio, all’età di 84 anni.

Qualcuno su Facebook ha appena fatto notare che non è morto Fantozzi, ma l’attore che lo interpretava, il genovese Paolo Villaggio.

Arguta osservazione, che mi ha però sollevato diverse questioni. Il ragionier Fantozzi, o per chiamarlo come lo chiamava la Silvani, Fantocci, è più di un personaggio protagonista di una fortunata serie di film. E vediamo il perchè.

Fantozzi, come nasce un perdente

Paolo Villaggio prima di intraprendere la carriera cinematografica trascorre un breve periodo come operaio all’allora Italsider, diventata poi Ansaldo, cioè le acciaierie di Genova. Ed è qui, nel clima controverso post boom economico e post industrializzazione che nasce nella mente di Villaggio il personaggio di Fantozzi, e il suo corollario di personaggi grotteschi ma quanto mai reali, come l’amato ragionier Filini, la già citata Silvani, il direttore Mega  Galattico con la poltrona  di pelle umana, il geometra Calboni.

E’ proprio dall’analisi spietata delle dinamiche all’interno di un grande azienda che nascono i personaggi nella testa di Villaggio, e Fantozzi incarna alla perfezione il ruolo dell’italiano medio che è succube dal potere dello stato e dei superiori, che non riesce a far sentire la su voce in questo mondo di leccapiedi e prepotenti, arpie e voltafaccia. Fantozzi è servile fino alla nausea al lavoro, e neanche a casa le cose migliorano: la moglie e la figlia di una non comune bruttezza, una casa a equo canone e la macchina utilitaria Bianchina. Nulla di quello che il boom economico aveva promesso e che molti altri hanno ottenuto è alla portata di Fantozzi, e mai lo sarà.

Siamo tutti Fantozzi

Ed è proprio per questo che tutti abbiamo amato Fantozzi, perchè dentro di noi sapevamo che un pò tutti eravamo come lui, che anche noi eravamo stati ingannati e defraudati da promesse che non erano state mantenute. In ognuno di noi c’e un piccolo italiano medio, con il quale veniamo a patti meglio se possiamo riderne.

Io ricordo che da bambina non riuscivo a guradare i film di Fantozzi, ho dovuto arrivare ai vent’anni e più per poterne vedere uno fino alla fine. Per ragioni che tutt’ora mi sfuggono mi metteva talmente a disagio che finivo sempre con il mettermi a piangere rovinando la visione del film a tutta la famiglia. Disagio che provo tutt’ora, perchè la componente comica non riesce completamente a stemperare la triste realtà di cui sono permeati i personaggi.

Per cui si, é morto Paolo Villaggio,  ed è un triste notizia per  il cinema italiano, ma per noi Villaggio sarà sempre sinonimo del ragionier Fantozzi.

 

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