vintage afro style: dai Black Panther ai papponi

Ho recentemente guardato la serie The Deuche- la via del porno, serie HBO ambientata negli anni settanta proprio del quartiere omonimo di New York.

Tra bar malfamati, mafiosi, polizia corrotta, papponi e prostitute si snocciolano le storie dei nostri protagonisti, James Franco e una strepitosa Maggie Gyllenhaal su tutti. Ma il telefilm è ricco di personaggi minori di interesse, sia per le caratteristiche che li contraddistinguono, sia per la cura degli abiti.

the deuche poster

Consiglio assolutamente la visione, soprattutto se come me avete una predilezione per la moda anni settanta New York style. E un particolare alla moda dei neri, che in quegli anni aveva delle connotazioni molto precise. I Black Panther e i loro turtleneck neri, e l’immancabile pettinatura afro a casco erano gruppi di rivolta armata per i diritti dei neri, e il loro forte look ha condizionato l’immaginario di molti registi contemporanei, primo tra tutti Quentin Tarantino.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Panthers listen to Huey Newton give a radio talk during Bobby Seale’s trial. Man with cane is Tim Thompson, a leader of the New Haven office. May, 1970

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Fai schifo, mi hanno detto

Sono state due le occasioni in cui mi è stato detto ‘fai schifo’ in faccia da sconosciuti. Lo so, sembra assurdo ma è successo per ben due volte. E in entrambi i casi non lo meritavo.

La prima volta è successo circa 15 anni fa. All’epoca facevo la volontaria al canile di Genova, le mie condizioni di salute me lo consentivano ancora, era tardo  pomeriggio, estate, caldo, io ero sul marciapiede con il cane al guinzaglio che stavo portando fuori per fare due passi e i bisognini, e una macchina di ragazzi passa con i finestrini aperti e mi grida: Fai schifo!!!

Dopo qualche minuto di stupore, ho cercato di guardarmi dal di fuori: cane spelacchiato, io vestita con jeans male in arnese, canotta mezza sbiadita, fazzoletto in testa, braccia tatuate. In effetti non ero un bel vedere, magari proprio schifo no ma certo non una visione affascinante. Magari avran pensato che fossi una zingara, e non un’accaldata volontaria del canile.

La seconda volta è successa oggi e in qualche modo è sempre legata alle bestiole. Ero per strada che mi apprestavo a fare commissioni, una signora mi passa vicino  e dice, guardandomi torva e ad alta voce, ‘fai schifo’.. Fermi tutti, sono vestita decorosamente, ho anche i guanti e i tatuaggi non si vedono, cosa vuole sta qui adesso….poi ho capito! Indossavo una giacchetta di visone degli anni 60 vintage che tra l’altro ha visto sicuramente tempi  migliori.

La cosa è ridicola sotto diversi punti di vista: lei indossava un piumino, e le piume da dove le prendono, dal culo degli angeli secondo lei?

Se mi conoscesse saprebbe quanto ho a cuore le bestiole e le loro sofferenze, solo credo che usare cose ancora in buono stato delle nonne sia più etico che comprarne altre, l’animalismo va da sempre a braccetto con l’etica secondo me, e il riciclo ne è un pilastro. Ma questa è una lunga diatriba animalista e non è questa la sede per parlarne.

La morale della favola quale è? Che facciamo tutti un pò schifo, perchè ci assurgiamo il diritto di giudicare gli altri in modo arbitrario,giudichiamo colpevoli anche con molti ragionevoli dubbi, e in assenza di prove e avvocati difensori. Come se giudicare gli altri colpevoli di ogni nefandezze rendesse meno tremende le nostre. Mal comune mezzo gaudio si sa.

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etica veganesimo e salvare il mondo

In questi giorni su Facebook rimbalza qui e la un articolo al limite del ridicolo su quanto sarebbe anti-etico in  l’essere vegani. Porta a sua argomentazione lo sfruttamento di persone e territorio per la coltivazione di soia (il cui principale utilizzo è diventare cibo per gli allevamenti) avocadi, bulgur e quinoa. A parte che vorrei capire: ma le quinoa o l’avocado lo mangiano solo i vegani?

Se volete leggere l’articolo qui il link.

Ma ammesso  che qualche informazione nell’articolo sia corretta, io mi chiedo: e quale sarebbe il punto?

Il mondo che abbiamo voluto

Un cosa che sia detrattori che vegani devono mettersi in testa è che nessuno, dico nessuno, da solo può salvare il mondo. La vita che facciamo, il mondo che abbiamo voluto dalla rivoluzione industriale ad adesso, che ci ha consentito di avere case con il riscaldamento, acqua calda, cibo in tavola, cellulari macchine e quant’altro, ha avuto un costo.

Un costo che forse stiamo cominciando a valutare da non più di una ventina d’anni a sta parte.

Essere vegan e etici non è in realtà assolutamente possibile al 100 per cento, forse neanche al 50 per cento, neanche chiudendosi in una baita nel mezzo del nulla a vivere di carote. Se usi la macchina, compri anche un prodotto alla coop, usi il riscaldamento in casa, qualcosa di quello che fai non sarà etico nei confronti di persone o di altri essere viventi. No way.

le ragioni di una scelta

E quindi? facciamoci tutti una fiorentina quindi che non cambia niente? Eeeeehhh no, sarebbe una castroneria assurda. Se nel nostro piccolo tutti, con scelte consapevoli, cercassimo la dove ne abbiamo la possibiltà, di fare sempre l scelta eco compatibile e  cruel free, a poco a poco le cose possono cambiare. Si può per esempio se non ci si sente di diventare vegani, limitare lacarne a una volta alla settimana, comprare le verdure e le uova dai contadini local, scegliere prodotti per la casa e per il corpo eco friendly, mangiare il più possibile prodotti italiani, e se non si riesce o un giorno non si può, va bene lo stesso, si farà meglio domani. Ma almeno bisogna tentare.

Nessuno da solo può mettersi su un piedistallo e pensare di salvare il mondo con le sue scelte personali. Ma se siamo in tanti, un pezzo io e un pezzo tu, magari e dai e dai qualcosa cambia.

 

vi lascio un paio di link interessanti se volete approfondire, dal un articolo di wired approfondito sull’argomento, e un articolo di animal equity qui

 

 

 

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