73 mostra del cinema di Venezia: Red Carpet

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Valentina Lodovini

 

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Yvonne Scio

 

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Teresa Palmer

 

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Sophie Turner

 

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Patty Pravo

 

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Sistine Rose Stallone

 

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Sonia Bergamasco

 

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Sonia Rolland

 

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Paola Cortellesi in Alberta Ferretti

 

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Nicoletta Romanoff

 

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ludivine Sagnier
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Loredana Violeta Salanta

 

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Lidia Vitale
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Katya Mtsitouridze
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Grace Jane Gummer
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Gemma Arterton
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Francesca Valtorta
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Eva Herzigova
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Eva Herzigova
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Emilia Jones
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Donatella Versace e Naomi Campbell
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Clara Alonso
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Chiara Ferragni
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Amy Adams
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Carolina Crescentini
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Alberta Ferretti
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Hofit Golan
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Cristina Capotondi
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Eleonora Carisi
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Eleonora Carisi
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Emma Stone
 Caterina Shulha
Caterina Shulha
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Bianca Balti

 

 

 

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the lobster: la mia recensione

Era da tempo che volevo vedere The Lobster, terzo film del visionario regista greco Yorgos Lanthimos, ne avevo sentito parlare con termini entusiastici e quindi ero davvero solleticata.
E’ la prima volta che Lanthimos lavora con un cast internazionale, l’attore principale è Colin Farrel in una delle sue migliori interpretazioni, Rachel Weisz, Lèa Seydoux e alcuni attori feticcio del regista come Angeliki Papoulia.
Sky ne programma la visione in questi giorni e ve lo consiglio vivamente.
Non perchè sia il migliore film che abbia visto, anzi, si possono muovere alcune critiche sostanziali a questo lavoro, ma perchè sicuramente è un film atipico che solleva una questione direi quasi inesplorata su grande schermo, o perlomeno non con un focus così centrato: la necessità o meno della coppia come valore sociale.
Non è un film sull’amore come erroneamente ci viene presentato, i personaggi sono troppo inetti e senza midollo per poter essere mossi da grandi passioni, e sembrano seguire le dinamiche della storia con la disperata rassegnazione degli animali al macello.
Il film si sviluppa in tre location: la Città, l’Hotel e la Foresta. Si tratta di una realtà parallela in cui se dopo i 40 anni ti ritrovi single, o per un divorzio o per trapasso del coniuge, dalla vita agiata e serena della città abitata solo da coppie, vieni spedito in questo hotel dove hai 2 settimane per trovare l’altra metà della mela o vieni trasformato in un animale a tua scelta.( da qui il titolo del film, l’aragosta è appunto l’animale scelto dal nostro protagonista Colin Farrel).

Le regole in questo Hotel di lusso ma che è in realtà  un lager,sono severissime: è vietato masturbarsi, avere oggetti personali, e la giornata è scandita da momenti di ‘socializzazione’ e dalle battute di caccia nella foresta, dove se si uccide un Solitario si ha diritto a un giorno in più prima di essere trasformati, quindi più solitari più giorni a disposizione per trovare un compagno.
Ma chi sono i Solitari? Sono quelli che sono scappati dall’Hotel, che vivono nella Foresta e vogliono restare da soli. In realtà anche qui le regole sono altrettanto severe, anche se contrarie. Non è permesso flirtare e cercare un compagno,  pena il bacio rosso, la bocca squarciata da guancia a guancia. Il nostro Colin fuggirà infatti dall’Hotel dopo aver tentato di trovare una compagna, la senza cuore del gruppo, fingendosi anche lui senza cuore, ma dal momento che lei uccide crudelmente a calci Bob, il cane del protagonista che in realtà è suo fratello trasformato in animale, la sua finzione crolla in mille pezzi.

Il film è un’evidente metafora, che molto deve alla cinematografia del grande Lars Von Trier (senza però toccarne i picchi di genio purtroppo), della situazione single/accoppiati nell’età adulta. E ci presenta come degli automi che cercano disperatamente una situazione sentimentale che ci riponga nella giusta collocazione sociale, appigliandoci per la scelta del partner, a piccole similitudini quasi insignificanti, nel film individuate con difetti fisici quali  piccole zoppie, miopie o altro.
E a come a volte siamo disposti a millantarle pur di convincere il compagno che siamo giusti per lui, come il personaggio che finge di perdere sangue dal naso per conquistare la partner affetta da questo disturbo.

Nella parte finale del film il protagonista si unisce ai solitari ma li si innamora ricambiato di Rachel Weisz, ma quando il capo crudele dei Solitari (lèa Seydoux) lo scopre la rende cieca per punirla.
A questo punto i due innamorati fuggono insieme dopo essersi vendicati della Seydoux, e vanno in città per vivere felici finalmente in coppia. E lui decide di accecarsi a sua volta per essere come lei, per ‘non vedere’ come lei (altra metafora calzante).

Quindi la tesi del film è sconfortante. L’amore è solo una farneticazione, uomo e donna si piegano a finzioni e costrizioni, bugie e falsità per mettere su un teatrino che noi chiamiamo coppia o famiglia, in modo da poter essere ammessi e accettati nella società civile.
Allegria.

Il film ha preso il 91% su Rotten Tomatoes, che sapete essere considerata da me la bibbia della critica cinematografica, ma questa volta mi sento di dissentire lievemente dal giudizio così entusiastico. Malgrado ne abbia apprezzato la novità dell’argomento, l’ironia e il grottesco, a volte anche la violenza assolutamente pertinente, i richiami al cinema di von Trier e anche in certi momenti persino dei Monty Python per il nonsense, ho trovato comunque la pellicola acerba,  la sceneggiatura un po’ ridondante, la regia non sufficientemente efficace, a volte si dilunga eccessivamente a volte al contrario troppo frettolosa. Il film è buono e comunque da vedere, ma ritengo che il regista possa sicuramente fare di meglio, se mette a fuoco alcuni elementi.

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I segreti di twin peaks: Audrey e Donna due stili a confronto

I segreti di Twin Peaks: chi non è di primo pelo si ricorda sicuramente la follia collettiva che aveva preso tutti nel lontano 1990, quando uscirono i primi episodi questo telefilm d’autore, uno dei primissimi. I regista e autore è infatti David Lynch, in collaborazione con Mark Frost.

Nel corso degli anni sicuramente quasi tutti voi lo averete visto e se ancora vi manca sbrigatevi prima che esca l’attesissimo sequel, la cui uscita è già però slitatta al 2017. Io me lo sto ri-godendo su sky, e non potevo non proporvi un parallelo di stile tra le due figure femminili secondo me più di spicco, Audrey Horne (Sheryl Fenn) e Donna Hayward (Lara Flynn Boyle).

Il mood è completamente anni ’80, ma se Audrey ne incarna un modello quasi retrò anni 50, con maglioncini striminziti e gonne scozzesi, (le sue celeberrime scarpe bicolori che tutte vorremmo), Donna è la tipica ragazza con il look anni ’80, androgino, fatto di maxi maglioni con fantasie discutibili,  boy jeans e gonnelloni di panno.



Ecco a voi alcuni look dei più salienti:

I segreti sono pericolosi, Audrey.

“- Donna: Ci sono cose che non puoi avere dai libri.
– Harold: Ci sono cose che non puoi avere da nulla… ma noi ci illudiamo di trovarle in altre persone.” 

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